Non facciamoci arrestare!

Si urlano sempre tanti slogan per strada o sul Web. Uno dei più comuni per ora è: “La rivolta non si arresta!” o, come giustamente è stato scritto: “la democrazia non si arresta!”.

L’arresto dei compagni No TAV ha molto a che fare con la democrazia. Non si tratta qui di fare un’apologia al ribellismo, anche perché non si tratta di ribellismo. Una valle sta resistendo alla violenza inaudita dello Stato; violenza che i media non sembrano nemmeno capaci di nominare.

Anni di documenti, di stime fatte per dimostrare l’inutilità di una grande opera pensata soltanto per fare arricchire le banche finanziatrici; anni di cortei, di sit-in, di assemblee, di esperienze politiche, di incontri pubblici con membri di partiti, di lettere e comunicati; anni di lotta che dovrebbero andare in secondo piano di fronte alla prepotenza del “abbiamo i voti, abbiamo deciso così, si fa così”.

Chiunque arriva a capire che non è il voto a rendere “democratico” un sistema. E la pratica ripetuta di zittire le voci contrarie e imporre le decisioni “istituzionali” con il manganello accomuna il nostro Paese alle dittature fasciste.

Non intendo dire che il nostro Paese viva sotto una dittatura di quello stampo; sarebbe una chiara semplificazione ed un’uscita di pessimo gusto. Il sistema italiano è estremamente più complesso e ricco di mediazioni rispetto ai sistemi autoritari/totalitari solitamente definiti fascisti. E queste mediazioni aprono sicuramente spazi di libertà assenti in quei sistemi.

Ma laddove il martello del capitalismo finanziario più becero colpisce, che sia la gestione del terremoto dell’Aquila o i soldi da regalare alle banche tramite l’inutile TAV, lo Stato si riscopre autoritario e fascista.

Laddove una lotta tocca un nervo scoperto del sistema, quando scopre una rete di miliardi di euro, la reazione è sempre scomposta e violenta. E mediaticamente utilizza la vecchia retorica che ti suggerisce di svilire l’avversario, quando non hai argomenti per batterlo a parole. I NO-TAV che si ribellano all’arroganza anti-democratica della politica istituzionale diventano “banditi”.

Non abbiamo paura di dire che, se dovessimo davvero parlare di banditi, a noi verrebbero in mente più che altro i Fassino, i Berlusconi, i Passera, i Romani… insomma, tutti coloro che invocano il manganello per sedare la democrazia in Val di Susa.

“La democrazia non si arresta” è uno slogan che va fatto proprio. Per una volta però non voglio puntare sul significato facile della frase: quello di liberarne gli attori, a cui va la mia (e la nostra) solidarietà più sincera. Il mio è un appello a tutti i compagni a non “arrestarsi” a non farsi frenare dalle intimidazioni terroristiche che stiamo tutti subendo in questi giorni.

La battaglia dei No TAV è la battaglia contro la riforma del lavoro del Governo Monti, così come è la battaglia degli operai della FIAT…. Mille battaglie vanno lottate e vinte in questi giorni. Che la democrazia non si arresti ora!

Simenza

1 comment so far ↓

#1 Ray E. Davies on 02.11.12 at 23:37

Non è una dittatura fascista, è vero. E’ una dittatura di un altro tipo (liberalborghese).